Il comprensorio del Comelico - Sappada è quell'angolo alpino situato nell'alta provincia di Belluno compreso tra i boscosi monti della Carnia, le ampie vallate del Tirolo e Sud Tirolo e i chiari bastioni dolomitici del Cadore.
Il comprensorio raccoglie complessivamente sei comuni che costituiscono la Comunità Montana del Comelico e Sappada.
Le due zone, pur essendo confinanti e pur presentando molti tratti di omogeneità, sono ben distinte tra loro sia sotto il profilo geografico che sotto quello storico e culturale: il Comelico è, infatti, una realtà ladina, mentre Sappada è un’isola germanofona.
Il Comelico ha il suo centro amministrativo nel comune di Santo Stefano di Cadore che si trova nel punto in cui la Val Padola si apre nella Valle del Piave. Proseguendo verso Sappada, la più nota località turistica del comprensorio, si attraversa San Pietro di Cadore i cui confini si estendono fino alla Val Visdende.
Risalendo la valle di Padola si raggiunge il territorio di San Nicolò di Comelico che porta al comune di Comelico Superiore che comprende le frazioni di Candide,Casamazzagno, Dosoledo e Padola. Dall'altro lato della valle, sopra Santo Stefano di Cadore, in direzione di Passo Zovo, si trova Danta di Cadore, piccolo centro dall'invidiabile panorama.
Cenni Storici:
Sono stati recentemente ritrovati in Comelico manufatti in selce che testimoniano la presenza di cacciatori nel periodo mesolitico (7500 - 4500 a. C.). Probabilmente nel 565 d. C. profughi venetici, cacciati dalla Val Pusteria dai Baiuvari (oggi Bavaresi), si stanziarono nel Comelico Superiore a S. Nicolò e a S. Pietro.
Al tempo dei Longobardi (568-774) il Comelico Superiore e Inferiore costituivano due delle dieci Decanie del Cadore. Nel 717 la diocesi del Cadore divenne parte del patriarcato di Aquileia fino al 1847; nel 774, con l’avvento dei Franchi, iniziò anche in Comelico l’era feudale per opera del Marchesato del Friuli. Con Ottone I il Comelico passò al Ducato di Carinzia fino al 1077 e successivamente, con Enrico IV, passò al Patriarcato di Aquileia fino al 1420.
Nel 1337 Giovanni Piloni da Venas venne nominato “Sindico, Procuratore e Nunzio Speciale del Comune ed Università di terra del Cadore”: si ritiene questo l’atto fondante della Magnifica Comunità del Cadore di cui il Comelico faceva parte. Dopo il breve dominio tedesco (1337-1347) il potere fu ripreso dai Patriarchi fino al 1420. Crollato il potere temporale dei Patriarchi, i Cadorini scelsero di accettare il dominio veneziano che concesse loro l’esenzione da ogni “gravezza, imposizione o angheria”. Inoltre fu concessa autonomia nell’elaborazione ed eventuale correzione degli statuti locali, e istituito il Consiglio Generale del Cadore del quale facevano parte tre rappresentanti del Comelico. Il Doge nominava in sua vece il Capitano o Castellano di Cadore con il compito di impedire la delibera di leggi contrarie alla Repubblica Veneta. Il Vicario, carica più importante, rappresentava ed interpretava la legge. L’Arcidiacono capeggiava la chiesa Cadorina. In ogni paese vennero formate delle milizie “cernide” allo scopo di istruire capillarmente il popolo alla difesa del territorio.
Dopo quattrocento anni, sotto la protezione della Repubblica Veneta, il Cadore visse la dura parentesi napoleonica (1797-1813) e successivamente, dal 1813 al 1866, il dominio austriaco. Moderni piani regolatori furono concepiti e messi in atto dopo il 1850 allo scopo di sostituire le originali costruzioni di legno con costruzioni in muratura. Nel 1846 papa Gregorio XVI assegnò l’arcidiaconato del Cadore alla Diocesi di Belluno. Nel 1848 i Cadorini, guidati da Pier Fortunato Calvi, insorsero contro gli Austriaci che furono sconfitti nella battaglia dei Treponti nel 1866. Nello stesso anno, precisamente il 22 ottobre, il Cadore fu annesso al Regno d’Italia. Seguì un periodo di ricostruzione ed innovazione nella viabilità e nelle comunicazioni: nel 1880 arrivò il telegrafo, nel 1906 l’energia elettrica e nel 1913 il telefono. L’idioma ladino si è conservato ed evoluto nei tempi, nelle diverse sfumature paesane, fino ai giorni nostri.
Sappada:
L'ipotesi più probabile sulle origini di Sappada sostiene che i primi abitanti arrivassero da una valle vicina, più a nord, nell'attuale Austria.
Si pensa che la località da cui partirono i primi Sappadini sia Innervilgratten, vista l'analogia della parlata e delle usanze. Attorno l'undicesimo secolo su quella zona dell'Austria dominavano gli Heimfels. Forse fu per la prepotenza di questi regnanti che un gruppo di persone decise di avventurarsi verso un luogo più tranquillo; la valle che raggiunsero era coperta da boschi e ricca di selvaggina. Venne chiesto il permesso di occupare la zona al patriarca di Aquileia e questo fu concesso in cambio di un modesto compenso annuale e della fedeltà verso di lui.I nuovi abitanti della valle iniziarono allora il disboscamento della zona per fare posto a prati per il pascolo e alle abitazioni sul versante nord, al sole. Nei campi si coltivavano orzo, frumento, avena, fave, accompagnate dalla carne fornita dalla selvaggina e da latte, formaggio, ricotta; anche la medicina faceva uso di prodotti naturali.
Durante tutti i primi secoli di vita in questa valle ci furono alcune contese tra coloro che possedevano terreni e chi invece era arrivato più tardi e rivendicava qualcosa per sè. Di questo tentarono di approfittare gli abitanti dei paesi vicini ma tutto venne risolto quando nel 1350 Sappada passò dalla giurisdizione del Cadore a quella della Carnia. Nel 1500, sotto il governo della Serenissima, ci fu un periodo di pace e di relativa prosperità, anche perchè la richiesta di legname per le barche veneziane era grande e molti trovarono impiego nell'attività di disboscamento e trasporto. Arrivarono poi i Francesi e successivamente gli Austriaci che aprirono le prime scuole.
Nel 1852 Sappada passava dalla provincia di Udine a quella di Belluno che a sua volta, qualche anno dopo, veniva annessa all'Italia (1866). Durante la prima guerra mondiale molti Sappadini fuggirono come profughi, chi in Toscana, chi in Campania. Ci furono molti scontri e bombardamenti sulle montagne circostanti e si possono ancora oggi trovare i reperti di questi eventi. Successivamente molti giovani sappadini si fecero onore combattendo nella seconda guerra mondiale, in particolare in Russia. Alla seconda guerra mondiale seguì un periodo di emigrazione a causa della carenza di lavoro: molti partirono per Germania, Svizzera e altri paesi europei, ma qualcuno andò anche più lontano, come in Australia o in America. Attualmente Sappada è una rinomata stazione turistica estiva ed invernale famosa per le tradizioni storiche.
Curiosità:
Da vent’anni sul Monte Cavallino le popolazioni italiane ed austriache si incontrano, a metà settembre, nella cerimonia della Croce Europa. Il giorno di Santo Stefano ha luogo la corsa con le slitte cariche di legna ma la grande attrazione del Comelico è il carnevale ladino. La maschera principale è il Matazin, molto variopinta e sempre in movimento.
FONTI:
www.cmcs.it/opencms/comune.act?dir=/opencms/opencms/CMCS/CMCS/
www.comelico.eu/presentazione.html
www.sappada.info/it/storia.php
Quadro Economico
Una regione con le caratteristiche ambientali dell’Alto Cadore ha fondato la propria economia innanzitutto sullo sfruttamento delle proprie risorse naturali. I boschi sono da sempre stati utilizzati per il commercio del legname; i pascoli hanno permesso l'allevamento del bestiame e, di conseguenza, lo sviluppo delle attività legate alla lavorazione dei prodotti lattiero-caseari. Sono ancora vivissime oggi molte attività artigianali nate secoli fa.
Il patrimonio boschivo, specie in questa zona, è ancora intatto, la maggior parte del territorio del Comelico e di Sappada è infatti occupato da ambienti naturali, e rappresenta circa il 7% della superificie forestale dell’intero Veneto. Tanta superificie boschiva è dovuta anche alla presenza attiva delle 16 Regole, che fin dall’antichità hanno costantemente ed attivamente gestito e valorizzato il territorio sia sotto il profilo produttivo che sotto quello della tutela ambientale.
Con il ventesimo secolo quest’area, seppur in modo meno intenso rispetto il medio cadore, ha accolto un discreto sviluppo industriale , legato quasi esclusivamente alla produzione di occhiali: ciò ha consentito alla popolazione impiegata nelle fabbriche della zona di sviluppare una specializzazione molto avanzata, oltre allo sviluppo di tecnologie e alla nascita di scuole professionali. Pur investita negli ultimissimi anni da una fase economica di crisi prima, e di stasi poi, il territorio non ha perduto tali peculiarità, che assieme alle specializzazioni in ambito turistico e agrosilvopastorale continuano ad essere una fonte di ricchezza per la popolazione.
Le sedi di impresa al 31.12.2006 sono 1029 di cui il 23% nel settore delle costruzioni, il 20% nel settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso, il 10% nel settore agosilvopastorale, 6% nel settore dell’occhialeria e il 14% nel settore alberghiero e della ristorazione. Un residuale 4% riguarda sedi di impresa nel settore della lavorazione del legno. Il 45% delle sedi di impresa riveste la forma giuridica di ditta individuale, ma c’è anche un significativo 22% relativo a società di capitali. Sempre al 31.12.2006 il numero di addetti è di 1225, di cui il 35% è socio delle aziende e il 41% titolare di imprese individuali. Per quanto riguarda le iscrizioni (61) e le cancellazioni(67), il saldo è leggermente negativo. Le prime hanno riguardato per il 28% il settore delle costruzioni, per il 16% il settore del commercio e per l’8% quello della ristorazione. Le cancellazioni hanno riguardato per il 32% il settore delle costruzioni, per il 20% quello del commercio, per il 9% l’occhialeria, per il 10% quello della ristorazione e per il 12% quello agro\silvo\pastorale.
Al 30.09.2007 le unità locali attive nel comune, complessive di tutti i settori di attività, sono 1087.
La Val Comelico opera da sempre nel settore turistico, e particolarmente varia è l'offerta che si propone al visitatore.
In estate oltre alle escursioni di media ed alta quota anche attraverso vie ferrate accompagnati da guide esperte, vi è la possibilità di lunghe passeggiate poco impegnative adatte anche a famiglie con bimbi piccoli. Gli ospiti trovano valida alternativa al trekking sui percorsi ciclo-turistici sia facili che impegnativi. Numerosi sono i rifugi, le malghe e i bivacchi della Valle.
In inverno c’è la possibilità di praticare sci alpino, di fondo, pattinaggio ed escursioni con motoslitte. Da qualche anno il comune di Comelico Superiore si è arricchito di un centro termale situato a in località Valgrande (le cui acque termali erano famose già all’inizio del secolo scorso), che propone cure dermatologiche, idroponiche, vascolari, otorinolaringoiatriche, fisioterapia e fisiokinesiterapia, tutte convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale. La struttura offre anche servizio di centro benessere, oltre che a sfondo prettamente curativo.
Il comune di danta di Cadore annovera tra le mete turistiche la presenza di numerosi siti di torbiera. Molto famosa è poi la meta turistica di Sappada, che offre ai visitatori una ricca scelta di opportunità di svago: campi di calcio e di pallavolo, un parco giochi sulla neve, manifestazioni folkloristiche, sagre paesane. Per lo sport invernale ci sono complessivamente 20 km di piste di discesa e snowboard di diversa difficoltà, dai campetti per bambini e principianti alle piste di maggiore difficoltà. Gli impianti di risalita sono composti da 4 seggiovie e 11 sciovie. Lo sci di fondo è praticabile su un tracciato che complessivamente raggiunge i 15/20 km. Si può inoltre pattinare su tre piste di ghiaccio naturale situate in tre diversi punti del paese.
I Comuni del Comelico e Sappada rientrano tra quelli interessati dal progetto pluriennale intitolato “Tesori d’arte nelle chiese dell’Alto Bellunese”, finalizzato alla valorizzazione del patrimonio architettonico, artistico e religioso custodito nelle sue chiese. Dal 2003 al 2006, grazie anche a finanziamenti comunitari, sono stati condotti studi e ricerche su alcuni dei più significativi monumenti dell’area, anche oggetto di restauri sia nelle parti architettoniche che in quelle pittoriche e di arredo sacro. Sono stati messi a punto, oltre a materiali informativi (guide alle chiese, monografie e cd-rom) specifici percorsi di fruizione al pubblico da compiere individualmente o in gruppo. Sono inoltre state formate guide locali per dare la possibilità ai visitatori di arricchire i propri percorsi culturali.
La Provincia di Belluno ha identificato nel comune di Santo Stefano di Cadore, in un’ottica di azioni dirette al supporto alle attività imprenditoriali, il luogo ove far sorgere un centro di formazione qualificata e di promozione dell’innovazione nell’ambito artigianale. Il comune è stato inoltre scelto dalla regione Veneto quale sede della fondazione “Centro studi transfrontaliero” (BUR n. 134 del 28.12.2004), alla quale ha aderito anche la Provincia di Belluno che l’ha scelta quale referente per gli scambi e la partecipazione a progetti transfrontalieri.
La Provincia ha aderito alla Fondazione Centro Studi Comelico e Sappada che ha come scopi principali la promozione della ricerca, lo studio, i contatti e la conoscenza degli antichi rapporti e dei valori culturali e sociali presenti nelle Comunità transfrontaliere del Veneto, dell’OstTirol e della Carinzia. Secondo il programma provinciale (il n. 08 – attività produttive e programmi comunitari) l’attenzione sarà rivolta alla progettazione e sviluppo di attività formative e di ricerca, anche in collegamento con istituti scolastici superiori, le università ed altre istituzioni scientifiche e/o culturali nazionali e non.
La caratteristica di essere zona di confine geografico ha fatto sì che tutto il territorio sia compreso nel Piano d’Area Transfrontaliero Comelico-OstTirol (approvato con DCR n. 80 del 17.09.2002 e interessato dalle varianti n. 1 e 2), a cui il piano regolatore deve adeguarsi.
L’area, pur essendo dotata di una buona rete viaria che assicura i collegamenti interni, risente invece di carenti collegamenti esterni e sono assenti altre infrastrutture di trasporto, se si esclude il tratto ferroviario a binario unico che collega Ponte Nelle Alpi a Calalzo Di Cadore. Per agevolare sia i flussi turistici che le attività imprenditoriali, sono allo studio delle autorità (si veda il Piano Strategico e il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale della provincia di Belluno) ipotesi di potenziamento delle strutture viarie, come il collegamento dell’autostrada A27.
Per agevolare sia i flussi turistici che le attività imprenditoriali, l’attività di indirizzo e coordinamento della provincia nel triennio 2007/2009 sarà concentrata anche alla definizione infrastrutturale della SS 52 dalla galleria del Comelico al confine con la provincia di Bolzano, nel territorio del comune di Comelico Superiore. Della stessa galleria sono allo studio progetti per il relativo raddoppio. La Provincia di Belluno ha siglato, da ultimo, un accordo con la regione Friuli Venezia Giulia, il Comune di Santo Stefano e con Veneto Strade per gli interventi di ripristino della S.P. n. 465 Forcella Lavardet.
Allo studio delle autorità (si veda il Piano Strategico e il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale della provincia di Belluno) ci siano ipotesi di potenziamento delle strutture viarie, come il collegamento dell’autostrada A27 (che attualmente si ferma in località Pian di Vedoia a Ponte nelle Alpi) con la A23 (che collega la Carnia, in Friuli Venezia Giulia, con Udine a Sud e Tarvisio e l’Austria a nord). Più vicina nel tempo, è inserita nella Relazione Previsionale e Programmatica 2007/2009 della Provincia di Belluno la ricerca della soluzione infrastrutturale definitiva per la SS 51 (collegamento tra il Cadore e la zona del bellunese), della SS 51 bis e della SS 52 al fine di rendere più fluida la viabilità del Cadore specie per limitare il traffico di attraversamento e agevolare quindi i residenti e le attività produttive stanziali. Questi interventi renderebbero più veloce e agevole lo spostamento dei flussi turistici che interessano proprio il territorio della Comunità montana Comelico Sappada, confinanti a sud con il Centro Cadore.
Il comune appartiene alle aree identificate come “Obbiettivo 2”, quindi beneficiaria dei fondi strutturali comunitari volti alla creazione di nuove imprese e al sostegno di quelle esistenti. E’ interessata inoltre dalla L. R. 18/94 sulle aree di confine che rappresenta uno strumento a disposizione per garantire sostegno e sviluppo alle attività produttive della zona, nei settori delle piccole e medie imprese industriali, alberghiere, dei servizi all’impresa, dei trasporti e degli impianti a fune.
La totalità del territorio comunale rientra nell’elenco aggiornato sulla base della deliberazione del Consiglio Regionale del Veneto n. 72/2006 che identifica le c.d. “aree svantaggiate di montagna”, per la precisione nella categoria “Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo”: nel PSR del Veneto 2007/2013 è stata confermata l’attenzione delle autorità tesa al preservamento dell’ambiente promuovendo pratiche agricole estensive ed ecocompatibili. Considerate le specifiche situazioni delle aree montane del Veneto che sono caratterizzate da limitazioni considerevoli delle possibilità di utilizzo del suolo e da un notevole incremento dei costi del lavoro, tali obiettivi sono sostenuti da parte del PSR mediante l’attivazione di diverse misure.
Fonte: CCIAA di Venezia; Provincia di Belluno, Bilancio sociale 2004/2006; Provincia di Belluno, Programma 2007/2009 – Relazione Previsionale e Programmatica 2007/2009; Regione del Veneto, Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2007-2013 - Regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio del 20 settembre 2005; CCIAA di Belluno; ANAPIA Regionale del Veneto “Osservatorio sui mestieri della montagna e sui fabbisogni di professionalità nel territorio bellunese.Il caso delle Comunità Montane Centro Cadore e Comelico – Sappada, 2006.
Materiale redatto da:
Michela Gasperina Naina
Dottore Commercialista Revisore Contabile
Via Arsenale, 12
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