Centro Cadore

Scheda in aggiornamento


Il Cadore nasce come unità politica nel XIII secolo ed è del 1235 il primo "Statuta et Banna" del popolo Cadorino. A questo periodo risalgono le "Laudi", gli statuti delle Regole del Cadore, ancora oggi conservati negli archivi dei comuni cadorini. Nel 1338 venne approvato lo Statuto della Comunità di Cadore che raggruppava con un sistema democratico i rappresentanti di tutto il territorio compreso fra Cortina d'Ampezzo, Selva, Oltrechiusa, Centro Cadore e Comelico. Da allora la storia e la cultura del Cadore girò attorno alla Comunità di Cadore di cui ancora oggi resta come simbolo il palazzo situato a Pieve di Cadore. La gente del Cadore parla Ladino-Cadorino, una lingua di derivazione ladina con una musicalità e immediatezza di grande fascino che accomuna tutte le genti da Cortina al Comelico con piccole sfumature che differenziano i vari paesi fra loro.

Cenni Storici:

Si ritiene che la più antica popolazione stanziatasi in Cadore fosse costituita da tribù di Celti ai quali seguirono gli Euganei e, a questi, i Galli Insubri Catubrini dai quali deriva il nome Catubrium, poi trasformato nell’odierno toponimo Cadore.
Dopo la caduta dell'impero romano, si avvicendarono gli Eruli (476-493), gli Ostrogoti (493-553), i Bizantini (553-568), i Longobardi (568-774), i Franchi (774-884), i duchi di Carinzia (884-1077).

 

Intorno all’XI secolo, sull'onda di quei cambiamenti che portarono alla nascita dei Comuni, si costituì la Magnifica Comunità Cadorina, unione federale di tutti i comuni cadorini.
I Signori da Camino, famiglia d'origine longobarda, si impadronirono del Cadore dal 1135 al 1335; la regione passò, quindi, sotto il dominio dei Conti del Tirolo per tornare, nel 1347, alla Signoria dei Patriarchi di Aquileia fino al 1420. In quell'anno i Cadorini si riunirono in consiglio e, spontaneamente, votarono la loro dedizione alla Serenissima. Quello di Venezia fu un generoso protettorato al quale il Cadore rispose con solerte collaborazione soccorrendo la Repubblica in guerra e donandole immense quantità di legname per la costruzione delle sue navi.
La regione montana poteva agire, nei limiti dell'ordine interno, con una certa libertà per gli affari amministrativi (secondo i propri Statuti del 1425 convalidati dal doge Francesco Foscari), mentre Venezia interveniva nelle decisioni più importanti e per riscuotere alcuni tributi.
Come segno di amicizia la Magnifica Comunità Cadorina donò a Venezia il bosco della Vizza, detto poi di S. Marco, situato lungo la strada tra Auronzo e Misurina.

 

Allora il Cadore era diviso in dieci centurie. Il capitano della Comunità risiedeva a Pieve, luogo dove aveva sede anche il palazzo nel quale si riunivano i 27 membri (eletti dai 27 Comuni, detti Regole) del Consiglio generale della regione, Ampezzano compreso.
Negli anni tra il 1508 e il 1516, durante la guerra tra Massimiliano I d'Asburgo e la Repubblica di Venezia, il Cadore si guadagnò la palma del martirio più cruento. L'imperatore d'Austria subì una sanguinosa sconfitta (2 marzo 1508) a Rusecco, presso Valle di Cadore, ad opera dei Veneziani e dei Cadorini guidati dal capitano Bartolomeo d'Alviano. Nel 1509 i Cadorini sconfissero nuovamente gli imperiali, dopo di che, tutta la regione tornò in possesso di Venezia nel 1512 escluso l'Ampezzano che, nel 1516, venne unificato al Tirolo.

 

Per quasi tre secoli seguì un periodo di relativa calma all'insegna della ricostruzione ma, nel 1797, i Francesi di Napoleone si impadronirono del Cadore per un paio di anni. Seguì il dominio degli Austriaci alle cui dipendenze i Cadorini poterono reggersi secondo il proprio antico ordinamento statutario che durò fino al 1806, anno nel quale le province venete furono riunite al Regno Italico.
Anche il Cadore, incluso nel Lombardo-Veneto austriaco dopo il Congresso di Vienna, si risvegliò al generale fremito di indipendenza che nel 1848 pervase molte regioni: ancora una volta al fianco di Venezia i Cadorini fecero propri gli ideali della resistenza armata contro lo straniero. La figura del capitano Pier Fortunato Calvi, disertore dell'esercito asburgico, combattente per la libertà, inviato dalla Repubblica veneziana, meritò l'ammirazione della Patria Unita. Calvi fu arrestato a Cogolo, in Val di Sole, dalle pattuglie austriache e condannato alla forca: il 4 luglio 1855 salì il patibolo a Belfiore inneggiando all'Italia dopo aver rifiutato di chiedere la grazia.
Il 12 agosto 1866, nella battaglia di Tre Ponti, il Cadore aprì la via all'unione definitiva della regione alla madre patria.

 

Il Cadore fu teatro di tragiche battaglie anche durante il primo conflitto mondiale. Tutta la zona fu allora sede di operazione della IV Armata che si stabilì a Cortina d'Ampezzo e nei paesi circostanti: i combattimenti più aspri si accesero sulle Tofane dove, il 20 luglio 1915, cadde il generale Antonio Cantore. A Monte Piana, vicino alle Tre Cime di Lavaredo, lungo la linea del vecchio confine, sono ancora intatte le trincee e i rifugi che i Cadorini costruirono tra il 1915 e il 1918 per affrontare l'offensiva austriaca. Dopo la ritirata sul Monte Grappa e sul Piave, fu la decisiva battaglia di Vittorio Veneto a riportare gli italiani nella terra cadorina, definitivamente inclusa nella provincia di Belluno. Durante la seconda guerra mondiale, dal 1943 alla primavera del 1945, si verificarono nella regione episodi di guerriglia fra partigiani e nazifascisti.

 

La provincia di Belluno conta oggi 22 realtà comunali. La Comunità Montana del Centro Cadore opera al servizio dei Comuni di Pieve di Cadore, Perarolo, Calalzo, Domegge, Lozzo, Vigo, Lorenzago ed Auronzo.

 

FONTI :

www.centrocadore.bl.it/opencms/welcome.act?dir=/opencms/opencms/CMCC

 

 

Quadro Economico  

Presso la Comunità Montana del Centro Cadore (sede in comune di Auronzo di Cadore, località Cima Gogna) si sono concentrati i servizi economici e gli uffici che si occupano delle attività produttive.

 


Una regione con le caratteristiche ambientali del Cadore ha fondato la propria economia innanzitutto sullo sfruttamento delle proprie risorse naturali. I boschi sono da sempre stati utilizzati per il commercio del legname; i pascoli hanno permesso l'allevamento del bestiame e, di conseguenza, lo sviluppo delle attività legate alla lavorazione dei prodotti lattiero-caseari. Sono ancora vivissime oggi molte attività artigianali nate secoli fa.

 

Con il ventesimo secolo l’area ha però visto uno sviluppo industriale, legato quasi esclusivamente alla produzione di occhiali, molto intenso e non comune in aree di montagna: ciò ha consentito alla popolazione, impiegata nelle fabbriche della zona, di sviluppare una specializzazione molto avanzata oltre allo sviluppo di tecnologie e alla nascita di scuole professionali. Pur investita negli ultimissimi anni da una fase economica di crisi prima, e di stasi poi, il territorio non ha perduto tali peculiarità, e si è cercato di diversificare la produzione o di cercare nuovi fonti di reddito nello sfruttamento turistico delle località che certo non mancano di attrattive.

 

I comuni di Pieve di Cadore e Auronzo sono i maggiormente popolati, Lorenzago e Perarolo quelli meno. Quest’ultimo è quello che negli ultimi anni ha risentito maggiormente del fenomeno di spopolamento, mentre gli altri comuni del Centro Cadore hanno subito dinamiche demografiche negative in misura meno intensa rispetto la zona del Comelico. Nel periodo 1991/2001 il Centro Cadore ha avuto una dinamica demografica migliore non solo rispetto le aree più a settentrione della provincia di Belluno, ma anche rispetto alla pianura veneta.

 

Le sedi di impresa produttive al 31.12.2006 sono 1678, di cui il 26% nel settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso, il 18% nel settore dell’occhialeria, il 18% nel settore alberghiero e della ristorazione, l’11% nelle costruzioni e solo un residuale 4% in quello legato alle attività agrosilvopastorali. Il 54% delle sedi di impresa riveste la forma giuridica di ditta individuale. Alla stessa data il numero di addetti è di 2781, si cui il 35% è socio delle aziende e il 29% titolare di impresa individuale. Per quanto riguarda le iscrizioni (115) e le cancellazioni(136), il saldo è negativo. Le prime hanno riguardato per il 25% il settore del commercio, il 15% quello delle costruzioni e quasi il 10% quello legato alla produzione di occhiali. Le cancellazioni hanno riguardato per il 25% il settore del commercio, per il 18% quello dell’occhialeria, per il 14% quello delle costruzioni e per l’11% quello della ristorazione.
Si può rilevare la continua crescita dei servizi professionali, dei servizi alle imprese e alle famiglie che ha caratterizzato soprattutto il comune di Pieve di Cadore, che funge infatti da centro amministrativo della zona.
Al 30.09.2007 le unità locali attive nel comune, complessive di tutti i settori di attività, sono 2053.

 

Tra i Comuni si caratterizzano Pieve di Cadore per le recenti iniziative a carattere culturale che richiamano in zona flussi turistici, e Auronzo per le famosissime mete ambientali e le strutture sportive. Lozzo di Cadore e Perarolo sono dotati di una zona industriale di facile accesso.

 


Tutti i Comuni sono impegnati a sviluppare le potenzialità turistiche della vallata, anche grazie alla sistemazione negli anni scorsi della zona a ridosso del lago di Centro Cadore, in località Domegge, con la creazione di un parco attrezzato e di uno spiazzo adatto alle attività ricreative. Anche il lago di Santa Caterina, in località Auronzo, è stato oggetto di interventi aventi la medesima finalità, ed altri sono in progetto.

 

Tra le attrattive turistiche, inoltre, ci sono campi da tennis illuminati, campi da bocce illuminati, piste per lo sci di fondo e una sciovia in località “Pian dei Buoi” in comune di Lozzo, molto visitata anche nel periodo estivo. Ad Auronzo vi sono inoltre diversi impianti di risalita (Monte Agudo e Misurina) e due piste per lo sci di fondo.

 

I Comuni del Centro Cadore rientrano tra quelli interessati dal progetto pluriennale intitolato “Tesori d’arte nelle chiese dell’Alto Bellunese” finalizzato alla valorizzazione del patrimonio architettonico, artistico e religioso custodito nelle sue chiese. Dal 2003 al 2006, grazie anche a finanziamenti comunitari, sono stati condotti studi e ricerche su alcuni dei più significativi monumenti dell’area, anche oggetto di restauri sia nelle parti architettoniche che in quelle pittoriche e di arredo sacro. Sono stati messi a punto, oltre a materiali informativi (guide alle chiese, monografie e cd-rom) specifici percorsi di fruizione al pubblico da compiere individualmente o in gruppo. Sono inoltre state formate guide locali per dare la possibilità ai visitatori di arricchire i propri percorsi culturali.

 

L’area è di confine e, pur essendo dotata di una buona rete viaria che assicura i collegamenti interni, più carenti sono i collegamenti esterni e sono assenti altre infrastrutture di trasporto, se si esclude il tratto ferroviario a binario unico che collega Ponte Nelle Alpi a Calalzo Di Cadore.

 

Per agevolare sia i flussi turistici che le attività imprenditoriali, sono allo studio delle autorità (si veda il Piano Strategico e il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale della provincia di Belluno) ipotesi di potenziamento delle strutture viarie, come il collegamento dell’autostrada A27 (che attualmente si ferma in località Pian di Vedoia a Ponte nelle Alpi) con la A23 (che collega la Carnia, in Friuli Venezia Giulia, con Udine a Sud, e Tarvisio e l’Austria a nord). Ad un livello di studio più avanzato e di avvio nel tempo più vicino, è inserita nella Relazione Previsionale e Programmatica 2007/2009 della Provincia di Belluno la ricerca della soluzione infrastrutturale definitiva per la SS 51 (collegamento tra il Cadore e la zona del bellunese), della SS 51 bis e della SS 52 al fine di rendere più fluida la viabilità del Cadore specie per limitare il traffico di attraversamento e agevolare quindi i residenti e le attività produttive stanziali.

 

Tutti i comuni della Comunità Montana Centro Cadore appartengono alle aree identificate come “Obbiettivo 2”, quindi beneficiari dei fondi strutturali comunitari volti alla creazione di nuove imprese e al sostegno di quelle esistenti. Sono interessati inoltre dalla L. R. 18/94 sulle aree di confine che rappresenta uno strumento a disposizione per garantire sostegno e sviluppo alle attività produttive della zona, nei settori delle piccole e medie imprese industriali, alberghiere, dei servizi all’impresa, dei trasporti e degli impianti a fune.

 

La totalità del territorio rientra nell’elenco aggiornato sulla base della deliberazione del Consiglio Regionale del Veneto n. 72/2006 che identifica le c.d. “aree svantaggiate di montagna”: Nel PSR del Veneto 2007/2013 è stata confermata l’attenzione delle autorità tesa al preservamento dell’ambiente promuovendo contestualmente pratiche agricole estensive ed ecocompatibili. Considerate le specifiche situazioni delle aree montane del Veneto, che sono caratterizzate da limitazioni considerevoli delle possibilità di utilizzo del suolo e da un notevole incremento dei costi del lavoro, tali obiettivi sono sostenuti da parte del PSR mediante l’attivazione di diverse misure.

 

Fonte: CCIAA di Venezia; Provincia di Belluno, Bilancio sociale 2004/2006; Provincia di Belluno, Programma 2007/2009 – Relazione Previsionale e Programmatica 2007/2009; Regione del Veneto, Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2007-2013 - Regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio del 20 settembre 2005; CCIAA di Belluno; ANAPIA Regionale del Veneto “Osservatorio sui mestieri della montagna e sui fabbisogni di professionalità nel territorio bellunese.Il caso delle Comunità Montane Centro Cadore e Comelico – Sappada, 2006.

 

Materiale redatto da:


Michela Gasperina Naina
Dottore Commercialista Revisore Contabile
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