Cavarzerano

Scheda in aggiornamento

Il Cavarzerano comprende i comuni di Cavarzere e Cona. All’estremo lembo meridionale della provincia di Venezia sorge l’abitato di Cavarzere, l’antica Caput Aggeris nominata nel diploma di Lotario (840), il cui toponimo evoca l’inizio del percorso arginato dell’Adige in epoca medievale. Abitato fin dall’epoca romana e situato ai margini della via Popilia, il territorio cavarzerano ha restituito nel corso degli scavi ricchi corredi d’età imperiale (mattoni, anfore, utensili), in alcuni casi di pregevole fattura, come il bronzetto della “vergine di Rottanova” (II secolo d. C.) e gli splendidi vetri romani rinvenuti in località Cuora (I secolo d. C.).

 

Durante le invasioni barbariche che posero fine all’Impero romano, le terre emerse intorno a Cavarzere divennero il rifugio delle genti venete in fuga dalle città e dai centri rurali della pianura. Posto in posizione elevata rispetto alle circostanti lagune, in un punto nevralgico dello scacchiere difensivo contro i Longobardi, tra il VI e il XII secolo il territorio caverzerano era dominato da un possente castello, sulle cui rovine venne in seguito eretto l’antico campanile. Devastata nel 740 dal re longobardo Liutprando durante la guerra contro l’Esarcato di Ravenna ed espugnata da Pipino, figlio di Carlo Magno, nel corso della guerra franco-veneziana (809), sul finire del IX secolo Cavarzere fu al centro di dispute confinarie con Adria e Ferrara. Nel 983 l’imperatore Ottone II convinse i cavarzerani a ribellarsi contro i veneziani per questioni di vagantivo, ma il suo successore Ottone III restituì il territorio a Venezia (1002) che lo incorporò nel suo dogato.

 

Nel 1010 il territorio fu nuovamente violato dal vescovo adriese Pietro I, sconfitto in seguito a Rosolina dove subì anche l’inevitabile rappresaglia (1040). Dopo il devastante terremoto del 1116 Cavarzere cadde nelle mani imperiali di Federico I Barbarossa (1162), ma ritornò in possesso veneziano dopo la battaglia di Legnano (1176). Distrutta e saccheggiata dai soldati di Ezzelino nel 1236, durante tutto il XIV secolo Cavarzere sostenne guerre contro Treviso, Padova, Adria e Chioggia, per questioni economiche e confinarie. Durante la guerra di Chioggia (1378) Cavarzere passò per un breve periodo in mano ai padovani, alleati dei genovesi, ma ritornò sotto l’egida veneziana dopo la pace di Torino (1381).

 

Nel 1401 la città di Cavarzere fissò i propri statuti che regolavano la salvaguardia del territorio, la tutela di arti e professioni, la giustizia, la genuinità dei cibi, gli usi e i costumi. Soltanto dopo lo scioglimento della Lega di Cambrai, nel 1511, i cavarzerani poterono godere un paio di secoli di tranquillità, dedicandosi ad attività agricole e commerciali che permisero l’espansione del borgo anche sulla riva sinistra dell’Adige. Nell’agosto 1706 Cavarzere fu attraversata dall’esercito di Eugenio di Savoia, diretto a Torino assediata dai francesi, che effettuò notevoli requisizioni a danno della popolazione locale per il mantenimento delle proprie truppe; alla stessa sorte fu sottoposta nel 1728 per il passaggio dei mercenari spagnoli, favorito dall’inconsistenza del governo veneziano.

 

Caduta la Serenissima, nel 1797, il comune di Cavarzere fu suddiviso in due parti: la destra Adige divenne frazione di Adria (francese), la sinistra Adige passò per un breve periodo sotto l’Austria. Riunificata dopo il Congresso di Vienna ed inclusa nel Lombardo-Veneto, Cavarzere ebbe parte marginale durante i moti risorgimentali. Nello stesso periodo (1844) entrarono in funzione nel cavarzerano la prime macchine a vapore, utilizzate per la bonifica delle valli che accelerarono e completarono l’opera avviata manualmente secoli prima dai monaci benedettini e abolirono di fatto l’antico diritto di vagantivo cui beneficiavano i valligiani. Dopo l’Unità d’Italia il paese fu al centro di tensioni sociali dovute all’arretratezza economica, alla quale dettero un contributo non secondario le frequenti esondazioni dell’Adige, che tra il 1889 e il 1893 venne incanalato nel centro cittadino entro uno schermo arginale. Le guerre mondiali portarono orrore e distruzione tra i militari e i civili, in particolare la seconda guerra mondiale. Nel 1951 arrivò il flagello dell’alluvione polesana che costrinse nuovamente la gente cavarzerana ad emigrare in cerca di un’esistenza meno stentata.

 


Dalle distruzioni belliche si sono salvati alcuni edifici come il palazzo Barbini (1892), sede municipale, con la sua elegante torre campanaria, palazzo Piasenti (1876), ora centro servizi culturali, e il duomo di San Mauro, completamente ricostruito nel 1950-55, nel quale si conservano una vasca battesimale del XI secolo e il miracoloso crocifisso ligneo del Paneghetti (1832). Nel territorio comunale si trovano anche il seicentesco oratorio di Ca' Labia che conserva un gruppo marmoreo attribuito ai Bonazza (famiglia di scultori che operarono a cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo), l’oratorio di San Rocco e l’azienda agricola a Ca' Grignella e i ruderi della Torre delle Bebbe (VIII secolo d. C.) che segnava il confine con il territorio di Chioggia.

 

Fonte:

www.ildogado.it