L'Alpago è un ventaglio che si apre dalla Sella di Fadalto, poco oltre Vittorio Veneto. E' situato tra il Dolada, il Col Nudo, il Teverone ed il gruppo del Monte Cavallo. Famoso è il Lago di Santa Croce che ne mitiga il clima. Da Farra salendo a Valdenogher e Spert si raggiunge il Cansiglio, il più importante complesso boschivo delle Prealpi Veneto-Friulane e seconda foresta italiana. I circa 10.000 abitanti dell'Alpago vivono tra i 400 e i 1000 metri di quota raccolti in una miriade di pittoresche e tranquille borgate alcune delle quali conservano ancora tutto il loro sapore antico.
Il territorio dell'Alpago è amministrato dai comuni di Chies d'Alpago (m. 718), Farra d'Alpago (m. 400), Pieve d'Alpago (m. 690), Puos d'Alpago (m. 419.) e Tambre (m. 922). L’Alpago è un vero paradiso per chi desidera avvicinarsi e conoscere ambienti montani ancora autentici, cercando personalmente le situazioni e le soluzioni più piacevoli per trascorrere un po' di tempo libero. Trovare ristoro è facile date le brevi distanze e una buona rete di esercizi pubblici, più o meno caratteristici, in grado di offrire anche prodotti tipici locali. Ma chi cerca forti emozioni può sempre avventurarsi in escursioni più impegnative, a piedi o con gli sci da alpinismo, lungo pendii e ghiaioni vertiginosi o lungo l'Alta via n. 7 a cavallo tra Veneto e Friuli, cercando con lo sguardo a sud, nelle giornate più limpide, Venezia e la laguna oppure, verso ovest, le Dolomiti, i ghiacciai dell'Austria e ad est i monti della Slovenia.
Cenni Storici:
Gli scavi archeologici fanno risalire i primi insediamenti umani nel territorio di Chies d’Alpago all’età del ferro: popolazioni celtiche, forse nemmeno stabili sul territorio, che in epoca romana erano incluse all’interno della regione del Norico. In quell’epoca la parte bassa dell’Alpago era zona assai paludosa e malsana e pertanto le famiglie dei limitanei cominciarono a edificare i primi villaggi più a monte, tra i quali "Clessum", "Codenseanum", "Lamosanum", "Alpagos". A seguito delle invasioni barbariche, alla dominazione romana si sostituì prima quella degli Ostrogoti ed in seguito quella longobarda. Le popolazioni in fuga si rifugiarono verso i monti in località Mont e in Val Salatis. I Longobardi, che invasero successivamente l’Alpago, inizialmente eressero la “fara”, cioè l’unione di famiglie per lavorare in comune i terreni, presso Farra, ma si fusero ben presto con le popolazioni locali. Il centro amministrativo di tutto l’Alpago era in epoca longobarda la "plebs" ovvero Pieve, dove risiedeva il parroco ed il decano che rappresentava il capo politico e militare. Di quest’epoca restano i ruderi della chiesetta di San Daniele, nell’omonima località ed il suo magnifico altare in pietra conservato presso la chiesetta di Palughetto. In età comunale tutto l’Alpago era governato da Belluno e nel 1324 fu eretto a contea sotto l’amministrazione di Andrighetto da Bongaio che governava dal castello omonimo, vicino alla frazione di Alpaos. Nel 1404 si insediò il governo della Serenissima e, alla caduta di quest’ultima, si instaurò il dominio napoleonico.
Entrando in Alpago dal territorio trevigiano attraverso il Fadalto il primo comune che si incontra è Farra. Di origine longobarda, Farra e il suo entroterra, “proiettato” verso la foresta demaniale del Cansiglio, presentano alcuni edifici religiosi di grande valore per l'intera comunità alpagota: la parrocchiale, la chiesetta di S. Vigilio, considerata da molti come la più antica dell'Alpago, la chiesa dei SS. Ermagora e Fortunato e il santuario della Madonna del Runal. Quest'ultimo luogo, di culto mariano, in occasione della Natività della Vergine (8 settembre) è meta di un pellegrinaggio che coinvolge numerosi devoti provenienti non solo dalle zone circostanti ma anche dal vicino Friuli. L'attrattiva per eccellenza del piccolo comune è sicuramente il lago di S. Croce: secondo bacino per ampiezza del Veneto l'antico 'Lapacinus' è meta, durante la bella stagione, di numerosi turisti attratti dal clima favorevole e dalla splendida cornice montuosa che si può ammirare dalle sue sponde. Autentico paradiso terrestre per gli amanti della vela e del windsurf, grazie alle sue correnti d'aria del tutto particolari, il lago, nel tardo autunno e in primavera, si popola di pescatori allettati dalla qualità e dall'abbondanza della fauna ittica (persici, carpe, tinche, trote, cavedani, lucci).
È consuetudine storica far risalire all'anno Mille la nascita, attorno a chiese (pievi) sparse nelle campagne, di villaggi più o meno cospicui. La sopravvivenza dell'attuale toponimo Pieve, se da un lato conferma un'antica supremazia religiosa e civile sull'intera conca alpagota, dall'altro non è sufficiente a determinare con esattezza l'epoca in cui l'abitato che esso individua si sia formato.
È certo, come hanno rivelato gli scavi archeologici delle località di Quers, Staol di Curago e Pian de la Gnela, che l'area fu abitata sin dalla protostoria. I reperti rinvenuti nelle necropoli non solo testimoniano una continuità abitativa dalla preistoria sino all'Impero Romano ed oltre, ma offrono l'immagine di una comunità ricca, fiorente ed artisticamente evoluta. Recenti studi sui reperti archeologici suggeriscono di inquadrare gli insediamenti preistorici in un vasto contesto economico-culturale che non si limitava all'area veneta, ma si spingeva oltre i confini nazionali nei territori dell'attuale Slovenia. La storia medievale e moderna della Pieve d'Alpago è strettamente legata alle vicende della città di Belluno, ma le testimonianze su questo periodo sono esigue. Da un documento del 1662 si apprende che il Comune d'Alpago comprendeva diciannove regole o villaggi fra i quali Curago, Garna, Pieve, Plois, Tignes, Torch, Torres e Villa, facenti parte ancora oggi del Comune di Pieve d'Alpago.
Puos d'Alpago si estende alle pendici del versante meridionale della conca dell'Alpago e la sua storia è documentata, per il periodo romano, dal ritrovamento di monete e dai toponimi di alcuni centri. Le invasioni barbariche, che hanno interessato il territorio comunale, lasciano supporre la presenza longobarda. Le continue inondazioni dei torrenti Valda e Tesa, che rendevano il territorio malsano e paludoso, non hanno permesso alcun tipo di sviluppo economico e urbanistico di Puos almeno fino al XIII secolo. Il territorio era organizzato in Regole, ognuna con il proprio statuto. Le Regole erano 3: Sitran, Valzella e Puos. Nel corso del XVI secolo Puos divenne un importante centro economico grazie soprattutto ai numerosi opifici a forza idraulica presenti nel territorio. Nel 1873 il paese fu colpito da una forte scossa di terremoto che portò morte e distruzione. I centri di Bastia e Puos, nel corso del 1800, hanno beneficiato della loro posizione prossima al lago di Santa Croce e sono stati sede di importanti attività produttive e di servizio come le Pubbliche Seghe, l'Ispettorato del Bosco del Cansiglio, fiere e mostre di notevole rilevanza. Questa tendenza è stata consolidata in seguito fino a far diventare Puos il centro effettivo del comprensorio dell'Alpago.
Tambre d'Alpago è situata ai piedi del Monte Cavallo (m. 2250) e si estende in una zona di boschi e prati che diradano, a valle, verso il Lago di Santa Croce e, a monte, verso la Foresta del Cansiglio. La sua vicinanza al lago di santa Croce, dove è possibile praticare windsurf, lo rende ottimo per gli amanti degli sport acquatici. E' possibile apprezzare Tambre e tutto l'Alpago anche dall'alto, dal momento che il monte Dolada è un trampolino di lancio molto frequentato da chi pratica parapendio. D'inverno, quando il Cansiglio si copre di bianco, le piste della “ski area” offrono grandi emozioni soprattutto agli amanti dello sci di fondo e dello sci alpinismo. La storia di Tambre inizia circa un secolo prima di Cristo quando un certo numero di Cimbri, dopo essere stati sconfitti dall'esercito romano, riuscì a stanziarsi sulle montagne del Veneto e, in particolare, in Cansiglio dove oggi è possibile farsi un'idea di quella che è stata la storia e la cultura di questa popolazione sia nel villaggio di Vallorch che presso il Museo Etnografico dei Cimbri, a Pian Osteria. Il Cansiglio, oltre che come "terra dei Cimbri", sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia era noto soprattutto come bosco da reme, ovvero come bosco dal quale ricavare il legname per costruire le imbarcazioni. Il legname tagliato sull'altopiano arrivava a Venezia attraverso la via del legno che si snodava dal bosco fino al Lago di Santa Croce e da qui, attraverso il Canal del Rai fino a Cadola, sul Piave da dove partivano le zattere per la città lagunare.
FONTI:
www.dolomiti.it/ita/zone/alpago/dx.htm






