Agordina

Scheda in aggiornamento


La vasta area dell'Agordino raccoglie dieci comuni localizzati lungo le vallate dei torrenti Cordevole e Biois. Il capoluogo del comprensorio è Agordo (m. 611) che vanta la prima sezione C.A.I. delle Alpi Orientali.

 

La località, sovrastata dai maestosi picchi dell'Agner, della catena Tamer - San Sebastiano e dell'Imperina, ha il singolare aspetto di paese di montagna e di cittadina della pianura veneta ricca di monumenti architettonici. Numerose sono le possibilità di escursioni e le attrezzature sportive tra cui due palasport, uno stadio del ghiaccio, uno stand di tiro per carabina, pistola e tiro con l'arco, campi da tennis e  un bocciodromo. In posizione centrale fra la Marmolada, il Civetta e le Pale di San Martino si sita Falcade (m. 1145) coronata dai gruppi dolomitici del Focobon e delle Cime d'Auta.

 

D'estate una fitta rete di sentieri consente escursioni di ogni livello ed inoltre è possibile praticare ogni genere di sport, dal tennis al parapendio, dall'equitazione alla pesca sportiva. D'inverno gli sciatori possono contare su 80 chilometri di piste di discesa e 40 chilometri di fondo oltre alla possibilità di praticare lo sci alpinismo che nella zona ha una radicata tradizione. Cultura e arte trovano a Falcade un'espressione chiave intorno alla figura dello scultore Augusto Murer (1922 – 1985).

 Cenni Storici:

L’Agordino, con l’attuale delimitazione geografica, risale a tempi recenti; infatti, solo dopo la prima guerra mondiale, le località di Livinallongo e Colle S. Lucia, prima appartenenti all’Impero Austro Ungarico, sono state aggregate all’Italia e quindi al resto dell’Agordino.

 

Selva di Cadore, fino alla venuta di Napoleone, fu territorio del Cadore così come Caprile che era dotato di particolari Statuti. Anche Rocca Pietore era dotata di una giurisdizione particolare con la quale la Serenissima lasciava a questa terra di confine ampia facoltà ed indipendenza sia in campo civile che militare, sia nell’amministrazione della giustizia. Approfittando della neutralità disarmata della Serenissima i Francesi occuparono il Veneto e con esso l’Agordino, cedendolo poi all’Austria (contro ogni diritto e trattato internazionale) con il trattato di Campoformio il 17 ottobre del 1797. Il 12 gennaio 1798 arrivò ad Agordo il capitano austriaco, barone di Cordon, agli ordini del conte Oliviero Wallis. Iniziò allora una nuova, triste, era per l’Agordino che dovette soggiacere all’ignominia dell’occupazione e alla perdita della libertà. Nel 1800, a seguito delle continue vessazioni provocate alle popolazione, partì dal popolo una sommossa detta “sommossa dei villici” capitanata da Labaro Andriolo e Florio Bertoldi. Gli abitanti dell’Agordino si sollevarono e si portarono in massa verso Agordo tranne Gosaldo, Frassenè e Voltago che restarono impassibili. La repressione dei moti durò tre mesi, segno che qualche resistenza c’era stata. Nel 1805 i Francesi entrarono per la terza volta in Veneto ed imposero una nuova organizzazione e, nel 1807,  essi costituirono il Dipartimento della Pieve, l’attuale Provincia di Belluno, (escluse Livinallongo, Cortina e Colle S. Lucia che erano in Tirolo) che fino ad allora non esisteva come corpo amministrativo unico.

 

Molti assesti comunali sono esistenti tutt’oggi mentre altri comuni sono riusciti a staccarsi come la Valle d’Agordo. L’agordino ritornò sotto gli austriaci nel 1813 e successivamente fu aggregato al Lombardo-Veneto e vi rimase fino al 1866 anno in cui fu unificato con il Regno d’Italia. Durante l’occupazione austriaca, nel 1848, l’Agordino si distinse nella lotta all’invasore austriaco, insieme al Cadore e Zoldo, proclamando un governo provvisorio. La difesa durò cinquanta giorni ma, dopo la caduta del Cadore e di Zoldo, anche Agordo dovette abbassare le armi e l’8 giugno 1848 gli austriaci ripresero Agordo.

Ritrovamenti Archeologici:

Nella Conca Agordina, in particolare a La Valle, Calzon di Agordo, Voltago e Taibon, vennero alla luce alcune sepolture soprattutto tra il 1939 e il 1955 quando l’espansione urbanistica dei villaggi portò a scavare nei dintorni dei centri abitati per nuove edificazioni. I primi ritrovamenti risalgono agli ultimi decenni del 1800 e, in parte, sono conservati al Museo Civico di Belluno. I reperti venuti alla luce si riferiscono tutti a popolazioni autoctone romanizzate e risalgono al VI-VII secolo d. C.: si tratta per lo più di fibule bronzee, collane, vasellame. Interessanti sono le fibule a croce inscritta in un cerchio, a svastica e a forma di pavone. I reperti, conservati presso il Museo dell’Istituto Minerario di Agordo, sono stati classificati e pubblicati nel 1988 da Guerrino Malagola in “Deputazione di storia patria per il Friuli” con il titolo “Nuovi reperti Altomedioevali dell’Agordino”. Questi ritrovamenti sono la prova di antichi insediamenti preromani di persone successivamente vinte e sottomesse dagli invasori Longobardi ai quali, probabilmente, appartenevano alcune sepolture ritrovate a La Valle nel tardo XIX secolo e alcuni reperti (tra i quali una grossa arma da taglio, probabilmente una spada) che sono conservati al Museo Civico di Belluno.


In Valle del Mis fu ritrovata un’ascia in rame anch’essa conservata al Museo Civico di Belluno.
Tre iscrizioni confinarie romane incise nella roccia sono state rinvenute sul monte Civetta da Domenico Rudatis: esse segnavano il confine tra il municipio romano di Zuglio Carnico ed il municipio di Belluno. Una stele con iscrizione venetica venne alla luce sul Monte Pore, sul confine tra i Comuni di Livinallongo e Colle Santa Lucia, ora conservata al Museo Civico di Bolzano.


I primi documenti riguardanti la storia giuridica dell’Agordino risalgono all’ultimo secolo del primo millennio dopo Cristo. Nel 923 d. C. Berengario I, nell’ambito di alcune grandi concessioni da lui fatte alla Chiesa, donò al vescovo di Belluno le dipendenze e decime di Cadore ed Agordo (Diploma di Berengario). Questa donazione trovò conferma, nel 1185, nella Bolla del Pontefice Lucio III nella quale troviamo le denominazioni di “Ville” ed “Arimannie” che, secoli più tardi, divennero le Regole. Altro importante organo di governo locale, oltre al Capitano ed alle Regole, era il cosiddetto Consiglio d’Agort composto da una nobiltà rustica che entrò, nel XIII secolo, in aperto conflitto con le Regole per la raccolta delle tasse. Il Consiglio d’Agort o Consiglio dei Nobili aveva le sue radici in due famiglie di probabile derivazione Arimanna: i Della Valle (ghibellini filo-imperiali) e i Da Voltago (guelfi pro-Papa). I primi dimoravano nell’attuale territorio di La Valle Agordina e i secondi a Voltago. Il Consiglio d’Agort era formato dai discendenti dei conquistatori Longobardi mentre le Regole erano prevalentemente popolate da genti autoctone o di discendenza romana.

 

Tanto era forte la presenza Longobarda in Agordino che le popolazioni ladine confinanti chiamavano gli Agordini “Lomberds”.

 

FONTI:

www.agordino.bl.it/opencms/welcome.act?dir=/opencms/opencms/CMA/
www.dolomiti.com/localita/agordino/agordo.htm

 

Quadro Economico

Il quadro economico d’insieme che si può tracciare di questa comunità è un quadro fatto di luci ed ombre, dato che è non è possibile individuare un settore economico prevalente. Tuttavia all’interno del suo territorio è possibile individuare tre macro-aree che denotano diversi livelli di sviluppo raggiunti negli ultimi anni.

 

La zona più a sud che comprende i tre grossi centri urbani di Agordo, Taibon e Cencenighe è la più sviluppata da un punto di vista industriale. La sua economia è stata per molti anni caratterizzata dalla forte presenza del distretto dell’occhiale che negli anni Ottanta  del secolo scorso ha registrato il massimo sviluppo: tutto l’Agordino, da Agordo a Rivamonte fino a Rocca Pietore era disseminato di laboratori ed officine specializzate nelle varie fasi di lavorazione dell’occhiale. A metà degli anni Novanta dello scorso secolo la globalizzazione dell’economia e la delocalizzazione della grande industria hanno portato alla cessazione di molte piccole imprese che avevano puntato tutto su questo settore senza differenziare la produzione cosicché oggi sono rimaste accanto alla prima industria dell’occhiale Luxottica, solo alcune fabbriche specializzate in lavorazioni e/o produzioni di nicchia. Di converso, al declino della piccola e media industria dell’occhialeria ha fatto da contrappeso la crescita senza sosta della grande industria.

 

Una seconda macro-area è rappresentata dai comuni alle pendici delle Dolomiti, nello specifico Rocca Pietore, Falcade, Alleghe, Selva di Cadore, Livinallongo, che sulla scorta di quanto fatto nelle vicine provincie di Trento e Bolzano, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso hanno investito nel settore alberghiero e degli impianti di risalita ed oggi riescono ad offrire un buon servizio ai turisti che vengono a visitare la parte veneta delle Dolomiti. L’offerta non è uguale a quella che si trova in Trentino Alto Adige ma questo non rappresenta un handicap anzi è un’opportunità poiché rimane ancora molto da fare per migliorare l’offerta turistica.

 

Una terza macro-area è costituita dai comuni di Rivamonte, Gosaldo, Voltago, La Valle, Vallada e Canale d'Agordo, che sono la parte più depressa dell’Agordino poiché non sono riusciti a trovare una loro vocazione economica e ciò anche per motivi storici. In primo luogo alcuni di questi comuni hanno risentito del venir meno dell’attività estrattiva nei primi anni del Novecento, in secondo luogo hanno subito negli ultimi anni  la crisi del distretto dell’occhialeria che non ha saputo riconvertirsi, finendo per fornire manodopera alla grande industria di Agordo. Il fatto di essere compresi nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ,oggi rappresenta per essi una possibilità di riscatto economico ed un obiettivo a cui sta collaborando attivamente la Comunità Montana Agordina che è impegnata insieme alla Regione e alla Provincia a rivalutare queste zone. Gosaldo e Rivamonte infatti potrebbero sfruttare i benefici del progetto 'Le miniere dei dogi', cofinanziato dall’Unione Europea mediante il Fers, rivolto a valorizzare i sentieri ed i percorsi dei siti minerari e della via del ferro. La Valle, invece, potrebbe beneficiare del programma di iniziativa comunitaria interregionale III Italia-Austria, rivolto al recupero e alla valorizzazione del Parco della Memoria, comprendente i luoghi che sono stati teatro di battaglie durante la prima guerra mondiale.